Facciamo un pò di chiarezza: chi siamo e dove andiamo

Secondo i dati Eurispes 2017 la percentuale di italiani che ha dichiarato di non consumare carne è del 7,6%, addirittura il numero dei vegani è triplicato rispetto allo scorso anno. Ma perchè un numero sempre più crescente di persone decide di abbandonare un regime alimentare onnivoro per abbracciarne uno vegetariano o vegano?
Una delle più grandi stupidaggini che possiamo sentire o leggere in giro è che si tratti di una decisione legata alla moda del momento ed infatti la questione morale, sociale, etica, salutista e ambientalista del mangiare o no altri animali e di sfruttarli per scopi umani è antica ed ha sempre fatto parte della natura degli uomini. Per fare qualche nome illustre possiamo citare per esempio Pitagora, considerato l’ideatore del vegetarianismo, Platone che scriveva sul tema dell’alimentazione su base carnea all’interno di una delle sue opere più importanti (i Moralia), Erasmo da Rotterdam, Michel de Montaigne, Cartesio, Lev Tolstoj, Tiziano Terzani, Franz Kafka e così via sino ai giorni nostri con Margherita Hack o Umberto Veronesi per citarne solo alcuni.

Ma che cosa significa essere vegani?

Essere vegani significa rifiutare lo sfruttamento degli animali. E’ uno stile di vita globale che va oltre il vegetarismo poichè abbraccia un ambito più vasto della sola alimentazione e si traduce in una modalità di consumo consapevole, impegnata ed etica che esclude i prodotti ottenuti per mezzo dello sfruttamento degli animali.
Il termine vegano è stato inventato nel 1944 da Donald Watson, cofondatore della Vegan Society, con l’intento di prendere le distanze dagli ovo-latto-vegetariani e dal 1951 la Vegan Society ha definito il veganismo uno stile di vita che non sfrutta gli animali.

Perchè si diventa vegani?

Beh come ho già detto in un mio precedente articolo le motivazioni possono essere le più disparate: etiche, morali, ambientali, salutistiche, per curiosità o per tutte queste cose insieme.

LA SCELTA ETICA
Diventare vegani per scelta etica comporta il rifiuto dello sfruttamento degli animali come presa di posizione morale, etica e perfino politica. Il presupposto necessario è quello di cambiare il proprio punto di vista: l’uomo non è a capo della natura, ne fa parte. Il punto di vista dei vegani è semplice: gli animali non ci appartengono, la loro vita appartiene solo a loro e, se abbiamo la possibilità di vivere senza prevaricarli, non c’è alcuna giustificazione per disporre della loro esistenza come attualmente facciamo. Si tratta di un’evoluzione importante del modo di considerare il mondo intorno a noi. Al pari per esempio del riconoscimento della parità di diritti delle donne, che ha rappresentato un’evoluzione epocale della società che oggi ci appare ovvia, riconoscere agli animali il diritto di vivere e di non essere sfruttati mostra un’evoluzione della mentalità che è sempre più evidente in tutto il mondo, un progresso logico che oggi ci viene permesso dalle conoscenze scientifiche e mediche, dalle tecniche agricole e industriali. Pertanto, dal momento che abbiamo tutte le possibilità di provvedere ai nostri bisogni senza sfruttare e senza fare del male ad altri esseri viventi, perchè non farlo? Si tratta allora di rifiutare di considerare gli animali come strumenti per produrre cibo o materiale per oggetti (borse, vestiti, arredamento) o come strumenti di intrattenimento (circhi, zoo, acquari), di considerare non necessario indossare pellicce o cinture in pelle o andare al circo. Si tratta in pratica di avere empatia, una fortissima empatia verso il dolore (e anche la gioia) di altri esseri viventi che sono diversi da noi solo nella forma ma non nella sostanza, si tratta di comprendere che un cane, una mucca o un pesce prova lo stesso identico dolore (o gioia) di quello che prova un uomo. E allora non sono esseri inferiori ma hanno lo stesso nostro diritto di stare al mondo nel miglior modo possibile.

LA SCELTA SALUTISTA
Non solo l’alimentazione vegana è possibile ma sarebbe persino benefica per la nostra salute. La spinta salutista è la seconda ragione che spinge gli italiani ad eliminare la carne per migliorare il proprio stato di salute. Riduzione dei rischi di obesità, diabete, ipertensione arteriosa, tasso di colesterolo meno elevato e minori rischi di contrarre certi tipi di cancro: nel complesso sono questi i vantaggi di un’alimentazione vegana equilibrata. Senza dimenticare qualche anno supplementare di aspettativa di vita. Ci sono prove scientifiche evidenti, elaborate dalla Organizzazione Mondiale della Sanità, che la carne processata sia cancerogena. Insaccati, wurstel, bacon, pancetta sono quindi inseriti tra gli alimenti sicuramente cancerogeni per l’essere umano. Per quanto riguarda la carne non processata per il momento non vi sono prove scientifiche evidenti, ma sono stati condotti studi, ricerche in laboratorio che hanno dimostrato come le proteine animali (soprattutto quelle casearie) abbiamo l’effetto di innescare il cancro o di accelerarlo.
La realtà è che la piramide alimentare umana vede alla base cereali, frutta e verdura e solo al suo vertice il consumo di carne e derivati, tuttavia, nella nostra epoca il consumo di proteine di origine animale e di grassi saturi è aumentato a dismisura diventando, in qualsiasi famiglia, un appuntamento quotidiano. Spesso ai vegani viene opposto l’argomento secondo cui questo stile di vita sarebbe riservato a un èlite, un’alimentazione per “benestanti”, ma ciò è falso in quanto le lenticchie o i farro rappresentano una fonte di proteine infinitamente più economica della carne. Basti pensare che sono molti i vegani presenti in Paesi come l’India o la Cina che non hanno lo stesso nostro livello di vita e che la generazione antecedente al boom economico in Italia si alimentava quasi esclusivamente di legumi e ortaggi, lasciando l’alimentazione a base di carne alla classe dei più abbienti.

SCELTA AMBIENTALE
L’allevamento soprattutto intensivo (cioè la quasi totalità degli allevamenti) è una vera e propria catastrofe ecologica. Si impadronisce della maggioranza dei terreni coltivabili. Inquina il suolo e i fiumi. Produce milioni di litri di escrementi (pieni di pesticidi, antibiotici, metalli pesanti, ecc.) che non vengono trattati e vengono scaricati in natura si infiltrano nelle falde freatiche e vanno ad inquinare la nostra acqua potabile. Inoltre, dal momento che gli animali devono essere alimentati, servono terreni per coltivare il loro cibo e aumentando il numero di animali da allevamento aumenta la necessità di terreni per produrre il loro nutrimento. E’ così che si arriva a disboscare la foresta amazzonica per piantarvi della soia OGM e creare altri allevamenti. Consumare carne pertanto contribuisce alla deforestazione della foresta vergine amazzonica il cui valore è inestimabile e la cui superfice si riduce drammaticamente ogni anno: ogni 7 secondi sparisce l’equivalente boschivo di un di campo di calcio. Non è tutto, secondo i dati della FAO (organizzazione delle Nazioni Unite per l’ambiente e l’agricoltura) ci vogliono circa 15.000 litri di acqua per produrre 1 kg di carne contro 1.300 litri per produrre un chilo di cereali. L’alimentazione vegana richiede circa 1.000 litri di acqua al giorno, contro i 15.000 di una dieta basata sui prodotti animali. Per non parlare del sovrasfruttamento dei mari arrivata al 71% e circa 405 aree marine definite “morte”: gli oceani saranno vuoti entro il 2048 (mancano solo 30 anni). Questi sono solo alcuni dati: molti non sono mai stati calcolati e forse non lo saranno mai.

Da questo generale quadro appare chiaro che la carne non è conveniente da un punto di vista globale e appare evidente che l’attuale modello alimentare ha caratteristiche criminose sulla scala dell’umanità e dell’ambiente. E’ evidente innanzi tutto che bisogna prendere coscienza che le nostre scelte alimentari e le nostre tradizioni a tavola hanno delle conseguenze per la nostra salute, per l’ambiente ma anche conseguenze etiche: basti pensare che una mucca in natura vivrebbe 20 anni ma in allevamento intensivo viene uccisa a 10-24 mesi, un coniglio vivrebbe 10 anni ma viene ucciso a 40 giorni, un pollo vivrebbe 8 anni ma viene ucciso a 40-50 giorni.
Ma l’alimentazione carnivora ha anche conseguenze di tipo umanitario che conta quasi un miliardo di denutriti. La denutrizione non è legata alla povertà ma all’ineguale distribuzione delle risorse alimentari: attualmente nei Paesi poveri si coltiva il nutrimento per il bestiame dei Paesi ricchi in quanto è materialmente impossibile coltivare sui nostri terreni tutto il nutrimento vegetale di cui gli animali che consumiamo hanno bisogno: 1/3 della raccolta mondiale dei cereali viene utilizzata per nutrire gli animali da allevamento, se fosse utilizzato direttamente per il consumo umano sfamerebbe circa 3 miliardi di persone. Si tratta palesemente di una semplice questione di sopravvivenza per l’umanità.

 

Nulla darà la possibilità di sopravvivenza sulla terra quanto l’evoluzione verso una dieta vegetariana.
(Albert Einstein)

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