Che cos’è la cucina vegana? I vegani mangiano “falsi” alimenti?

Al di là del fatto che non comprende alcun prodotto di origine animale, la cucina vegana è abbastanza difficile da definire con precisione. E’ multiforme e variegata quanto la cucina in senso generale, poichè tutte le ricette del mondo possono essere “veganizzate“. In realtà esistono non una, ma molte cucine vegane, diverse a seconda delle culture gastronomiche di base, dei nostri gusti e desideri, ma anche del nostro concetto di alimentazione.

Quando si legge o si sente il termine “vegano”, viene spesso in mente l’immagine di una cucina sana, ricca di verdure e biologica. Sebbene non sia necessariamente il caso di tutti i vegani, sono sempre più numerosi quelli che si rivolgono effettivamente ad un’alimentazione in maggioranza biologica, più rispettosa dell’ambiente, più sicura per la nostra salute, una cucina più sana, fatta in casa e ricca di frutta e verdure fresche. E’ esattamente la scelta di alimentazione che ho deciso di fare io, aldilà delle categorizzazioni e delle etichette che ultimamente si tende sempre più spesso a dare (vegano, vegetariano, macrobiotico, crudista, ecc..): piatti che si adattano alle stagioni e privilegiano ortaggi e ingredienti biologici.

Diventando vegani o vegetariani (se non lo siete già) vi renderete conto che la cucina può spesso dividere, escludere, e persino essere un punto di partenza per conflitti (vi ricordate l’articolo “A cena con l’onnivoro“?). Per questa ragione ho deciso di creare questo blog, per proporre un ventaglio di ricette molto ampio, dalle più basiche alle più elaborate, dai piatti classici alle ricette originali, ricette per concedersi dei piaceri in ogni circostanza e soprattutto da condividere con gli altri. Soprattutto con chi ha dei pregiudizi ingiustificati. La buona cucina non è innanzi tutto quella che viene condivisa? Sono convinta che possano così nascere nuove tradizioni, che una torta salata ai porri possa diventare famosa e che un risotto al cavolo rosso possa diventare un primo natalizio che ci verrà chiesto di preparare di nuovo l’anno successivo.

Una domanda che mi pongo spesso e che assilla alcuni vegetariani e vegani è se sia veramente necessario imitare la carne. Per me non è solo una questione etica o filosofica ma più una questione di…gusto. In quanto vegani o vegetariani non abbiamo l’obbligo morale di bandire i sostituti che assomigliano un pò alla carne o al formaggio. Il fatto di  sentirsi scoraggiati all’idea di mangiare qualcosa che abbia l’aspetto, la consistenza e persino il sapore della carne e di non avere voglia di questo tipo di prodotti o di piatti è perfettamente comprensibile. Ma sostituire la carne con una preparazione vegetale che le somiglia non fa comunque di noi dei “carnivori” pentiti, colpevoli di volersi deliziare di alimenti animali con prodotti di sostituzione. Personalmente quando mangio un burger vegetale, un tortino di patate, del tofu, certamente non cerco la sensazione di mangiare della carne, ma piuttosto lo spirito di un piatto, una sensazione confortante, il gusto di una salsa e a dire il vero consumo molti più hamburger, crocchette e arrosti oggi che quando ero onnivora!

Spesso la questione dell’imitazione viene sollevata da coloro che consumano carne, “Se non volete mangiare carne e formaggi e formaggi, perchè imitarli, ricrearli?” Amo rispondere che non ho assolutamente nulla contro il gratin di patate, il salame e le salsiccie, finchè non vengano prodotti a spese degli animali. E non vedo perchè con il pretesto di non mangiare carne, dovrei privarmi di certi piatti se posso acquistarne o prepararne una versione vegana.

Spesso però siamo noi stessi (vegani o vegetariani) che facciamo fatica a utilizzare il termine “formaggio” o “salsiccia” perchè rinvia direttamente al prodotto animale. Da qui la valanga di neologismi strampalati per indicare con chiarezza che non si mangia veramente formaggio o salsiccia e non dare adito ad alcuna ambiguità. Molti di questi neologismi usano il termine “finto” che certamente contribuisce alla diffusione dei clichè veicolati sui vegani e la loro cucina. Sarebbe più semplice utilizzare formule più semplici e comprensibili a tutti, come “formaggio vegetale” o “salsiccia vegana” Queste espressioni sono linguisticamente perfette. La parola “formaggio” deriva dal latino formaticus che significa “ciò che viene fatto in forma”, perciò non è affatto errato il termine “formaggio vegetale”.  Quanto al termine “salsiccia” deriva dal latino salsicius, che significa “salato”. Riappropriarsi di queste parole significa anche, in termini di comunicazione, mostrare che esistono altre possibilità, che formaggio e salsiccie non sono necessariamente di origine animale e che il consumatore può scegliere tra un prodotto animale e uno vegetale, piuttosto che tra un alimento e un “finto” alimento.

Mi piace “veganizzare” ricette tradizionali sostituendo la carne o il formaggio così come adoro inventare nuovi piatti, sperimentare, creare una cucina più personale , originale e diversa da quella che già conosciamo, esplorare nuovi orizzonti. Secondo me, questi due approcci alla cucina vegana non sono assolutamente contraddittori ma complementari. Dovrebbero unire e non dividere.

Anzi, è questa diversità di approcci a rendere la cucina vegana ricca e interessante. E’ una cucina per tutti, che conviene a diverse sensibilità spirituali come a molti individui allergici, il che ne fa una cucina adatta per pasti quotidiani o per grandi ricevimenti nei quali tutti possono mangiare qualsiasi cosa senza preoccupazioni. E’ in qualche modo, una cucina universale, un pò come la lingua inglese o la matematica 🙂

 

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